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PARTITO dei COMUNISTI ITALIANI
Federazione Provinciale di Brescia

Mercoledì 17 Febbraio 2010


Muro di Berlino(di Lamberto Lombardi)





Brescia 02.02.2010
Al quotidiano ‘Il Giornale di Brescia’

LETTERA AL DIRETTORE
Capita di rado che un anniversario importante venga a cadere in coincidenza con fatti che ne chiariscono il significato, meno di rado capita che questa coincidenza e questo significato non vengano colti nella loro evidenza.
Ora, il ‘caso’ ha voluto che il ventesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino, salutato evento simbolo della vittoria del ‘bene’, cadesse nei mesi della peggiore crisi economica degli ultimi ottant’anni. Questa ‘coincidenza’ si dice abbia impedito entusiasmi ed entusiastiche celebrazioni.
Eppure non si sarebbe potuta trovare una circostanza più consona per enfatizzare quella che è la realizzazione del sogno del libero mercato, perché, sì, anche lui, il libero mercato, come ogni ideologia, ha un sogno.
Diciamo che questo sogno si rappresenta nella realizzazione di una società basata sul profitto individuale e priva di conflitti sociali che ne alterino i meccanismi: chi produce grandi profitti genera, a cascata, benessere per tutti, e se non viene disturbato ( ovvero se si rinuncia alla conflittualità sociale) fa grandi profitti e genera molto benessere.
Questo sogno divenuto regola è oggi l’unica base valoriale realmente condivisa da tutti, o quasi tutti: dal grande imprenditore allo spacciatore di cocaina, dal Popolo delle Libertà come dal Partito democratico, dal mafioso al pensoso giornalista, dal professionista affermato come dal commerciante d’organi per trapianti, dal pensionato come dall’operaio, dalla CISL all’UGL, dal cattolico come dal musulmano. E’ la grande comunità creata dal capitalismo. Le differenze tra questi soggetti sono, oggi, dal punto di vista della visione economica e sociale, impalpabili, spesso esibite solo di facciata. In sintesi è ‘il pensiero unico’, dizione, a bene vedere, agghiacciante ma realistica.
Chi pensa ed opera al di fuori di questo contesto, affacciando dubbi e critiche, viene sommerso dal silenzio dell’emarginazione e predica nel deserto.
Ed è così accaduto che nel corso dell’anno in cui milioni di lavoratori hanno perso il lavoro, milioni di altri sono in cassa integrazione e molti di più sono sottopagati, per non dire dei piccoli esercizi commerciali chiusi a migliaia, in quello stesso anno, dicevamo, in cui poche centinaia di ‘operatori economici’ normalmente impegnati a registrare profitti personali di miliardi di euro mettevano in ginocchio intere economie, ebbene proprio allora abbiamo potuto registrare un conflitto sociale vicino allo zero. Zero scioperi, zero proteste.
E’ il sogno che si è avverato. Festeggiamo? A rigore si dovrebbe, non sarebbe un paradosso festeggiare l’avverarsi di un sogno, il paradosso emergente è che chi dovrebbe festeggiare insieme agli allegri miliardari sta, chi più chi meno, inspiegabilmente tirando la cinghia. Oppure sta praticando o subendo uno degli infiniti conflitti etnici, religiosi e coloniali che hanno sostituito i tanto esecrati conflitti sociali. Se le cose vanno male non è più colpa dei ‘padroni’ ma del negro o del musulmano immigrato a ‘casa nostra’. Ma il benessere promesso con la fine della ‘conflittualità’ manca. Non solo. Come ogni bravo incantatore che veda svanire la magia dei propri trucchi, il mercato sposta più in alto l’asticella da raggiungere per la terra promessa. Ed ecco che occorrerebbe la riforma del mondo del lavoro troppo costretto da lacci e lacciuoli ( leggasi diritti dei lavoratori). Ci sono svariate sigle sindacali che recitano nei propri progetti la riduzione delle tutele contrattuali !
La tesi è che gli imprenditori non sono ancora abbastanza ricchi per poter definitivamente arricchire anche gli altri, loro lo vorrebbero tanto ma davvero non ce la fanno. Ma vedrete, con pochi altri sacrifici dei lavoratori avremo un’economia scintillante.
Non che si voglia dare lezioni di storia, ma situazioni come queste non lasciano inalterati gli equilibri sociali e sono destinate a lasciare il segno su quelli democratici. Molti di quelli che dovevano festeggiare, anche i più miti e moderati, si interrogano ora sull’avvento di una ‘democrazia autoritaria’. Senza considerare che, sempre per ‘coincidenza’ le peggiori crisi economiche sono sempre cadute in assenza delle tutele del lavoro: ovvero meno conflittualità, più mani libere a lorsignori e più crisi economica.
Ricostruire il Muro? No, grazie. Dovremo fare qualcosa di più e di meglio .
Intanto cominciamo col chiamare ‘industriali’ e ‘datori di lavoro’ con il loro nome: e cioè padroni, neanche gli dispiacerà e tutto sembrerà più chiaro.

Distinti saluti
Lamberto Lombardi coordinatore cittadino PDCI
Cell.3358302182
Via Michelangelo 289 Brescia


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