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PARTITO dei COMUNISTI ITALIANI
Federazione Provinciale di Brescia

Venerdì 19 Giugno 2009


LA NOTTE SARA’ LUNGA (di Maurizio Goffredi)





“I filosofi hanno solo interpretato il mondo
in modi diversi; ora però si tratta di mutarlo.”
(K. Marx,Tesi su Feuerbach)

La stampa moderata ma anche molti compagni sostengono che l’odierna irrilevanza della sinistra deriva dalla sua incapacità di leggere e interpretare il mondo moderno.
Non mi pare sia così, e ci mancherebbe…
Lo sappiamo da decenni che la composizione di classe delle società avanzate è cambiata rispetto ai tempi della rivoluzione industriale, che il capitalismo è diventato “molecolare”, che la classe operaia è ormai parcellizzata nell’arcipelago della “fabbrica diffusa”…
Lo sappiamo da tempo che l’immigrazione ha mutato lo scenario, introducendo problemi nuovi, innescando anche una “guerra tra poveri” di cui inevitabilmente beneficiano la destra in generale e la Lega in particolare.
Su queste e su molte altre questioni esiste una sterminata letteratura che i dirigenti della sinistra certamente conoscono.
Mi pare che l’irrilevanza della sinistra derivi non dalla sua incapacità di leggere il mondo, ma bensì dalla sua incapacità di trasformarlo.
Su questa impotenza mi pare si sia innescata una spirale perversa per cui, nell’incapacità d’incidere politicamente sulla realtà, sugli assetti di potere, sulla distribuzione del reddito, la sinistra diventa inutile e perde voti e consenso.
E tanto più perde voti e consenso e tanto meno ha la forza di incidere politicamente, in un circolo vizioso i cui esiti rovinosi sono sotto gli occhi di tutti.
Non è che la sinistra non ha gli strumenti per leggere la nuova ”società degli individui”.
Il problema è che da troppo tempo le mobilitazioni collettive e sindacali non producono risultati e i lavoratori sono costretti a ricorrere ad una mobilitazione di tipo individualistico, cioè ad “arrangiarsi da soli”, per produrre quell’avanzamento sociale che partiti e sindacati non sono da tempo più in grado di garantire.
Non è che la sinistra non sa leggere il nuovo scenario disegnato dall’immigrazione che ha prodotto e sta producendo una vera e propria “guerra tra poveri”.
Questo non è un dato inevitabile: in talune circostanze storiche l’immigrazione può persino diventare fattore di progresso ed avanzamento dei ceti subordinati come avvenne negli anni ’60 per l’immigrazione meridionale nelle grandi fabbriche del Nord che portò al movimento operaio quella ventata di novità, di ribellismo, d’intransigenza che alimentò un grande fiume di lotte,
rivendicazioni, affermazioni di diritti e che andò a sfociare nell’Autunno caldo e nello Statuto dei Lavoratori.
È solo oggi, di fronte all’impossibilità di ottenere aumenti dei salari che, dopo anni ed anni di politiche dei redditi sono fermi da almeno un quindicennio,che si scatena la guerra tra poveri per ottenere ore di “straordinario”.
È solo di fronte all’impossibilità di ottenere l’emersione del lavoro nero che si scatena la guerra tra lavoratori “regolari” e lavoratori “irregolari”.
E’ solo di fronte all’impossibilità di ottenere un rilancio
dell’edilizia pubblica che si scatena la “guerra tra poveri”
per l’assegnazione delle (poche) case popolari.
In sintesi, si scatena una “guerra tra poveri” perchè i ceti subordinati, ripetutamente sconfitti ed umiliati, si sono convinti dell’impossibilità di strappare alcunché alle istituzioni ed ai ceti dominanti e che per mantenere le residue conquiste ottenute non c’è altro da fare che impedirne l’estensione ad altri, in particolare agli immigrati.
A questo si è arrivati dopo un trentennio di sconfitte che ha significato per i ceti subordinati un progressivo ma sistematico ed inesorabile arretramento sul terreno dei diritti, della distribuzione del reddito, della dignità sociale.
E ciò è avvenuto - lo sottolineo perché ciò non è irrilevante nell’aver prodotto quel senso di frustrazione e di sconfitta di cui sopra - a prescindere che al governo ci fosse il centro-sinistra o il centro-destra.
Di fatto e in conseguenza di tutto questo, per i ceti subordinati la distinzione tra destra e sinistra ha perso ogni significato, lasciando con ciò stesso campo libero al qualunquismo reazionario e xenofobo della destra, cui lavoratori e pensionati sono infatti passati in massa, lasciando alla sinistra il consenso dei soli “ceti medi riflessivi”.
L’esperienza dei governi di centro-sinistra succedutisi in questi anni dimostra che in questa fase non esistono margini di riformismo e neanche di mediazione dentro il centro-sinistra per la costruzione di equilibri politici più avanzati.
Per una sinistra che si vuole autonoma ciò significa prendere atto che per tutta una fase si dovrà assolvere un ruolo di presenza testimoniale (oltrechè di ricostruzione di lungo periodo) come unica alternativa alla paralizzante e totale subalternità cui è destinata SeL, che andrà a morire d’inedia dentro il Pd.
Questa mi pare, del resto, la valutazione che ha portato Ferrero alla segreteria del Prc e poi alla costituzione della lista dei Comunisti per le Europee e, da questo punto di vista, assume un preciso significato anche la divisione tra le due liste di sinistra che si sono presentate separatamente alla tornata elettorale europea ed amministrativa; una divisione forse incomprensibile a molti, ma che si fonda in realtà su due prospettive strategiche inconciliabili tra loro.


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